Filosofia sulla cancellazione del debito

Presentiamo di seguito un interessante saggio sulla cancellazione del debito scritto da Raffaele Martini Pandozy. Buona lettura!

Le implicazioni che definiscono il valore umano e civile della cancellazione del debito riguardano il concepimento reale e pratico della giustizia sociale fondata sul diritto privato e sui valori morali riconosciuti dalla costituzione. Le implicazioni quindi sono per se stesse numerosissime, ci sarebbe da scrivere un libro di mille pagine in proposito, ma in questo breve saggio è necessario esporre i motivi più sostanziali che sostengono la serietà e l’obbligo di cancellare i debiti forse con trascrizioni abbreviate o sovvenzioni statali, al fine di ottenere un sistema dinamico e sostanziale atto a rendere una ragione sicura per stabilire il citato diritto alla cancellazione del debito privato e pubblico. Questo è ciò che dice George Hamilton nel “Federalista”:

La giustizia è il fine di un sistema di governo di una nazione dove i forti possono facilmente unire e appropriarsi dei deboli, il che cambia ogni tipo di governo in anarchia come nello stato naturale dell’essere, dove il debole non ha ragione contro il volere del più forte.

La cancellazione del debito ha lunghissime tradizioni nelle civiltà più antiche del mondo. Le prime tracce di questa vecchissima usanza emergono dagli studi delle civiltà di Babilonia, di Egitto, e Siria dove la cancellazione era totale fino alla distruzione degli archivi di stato che allora erano costituiti da tavolette di legno.

Esiste un ampia letteratura della cancellazione dei debiti tra lo stato e i cittadini anche nella nostra civiltà giudaico-cristiana che non si può ignorare. Nel Deuteronomio 15.2 della Bibbia, Mosè proclamò per l’appunto la cancellazione del debito pubblico e privato ogni 7 anni per uguagliare i mezzi di sussistenza tra i suoi sudditi e rendere il clima sociale armonico e leale. Bisogna dire che anche questo evento biblico rappresenta il modo in cui si sostiene una tradizione per secoli e forse per millenni. La motivazione di questa usanza resta su un fatto semplice ma valido: la ricchezza umana è e rimane dono di Dio anche ottenuta attraverso la trasformazione materiale del lavoro e l’ingegno umano. Principalmente la cancellazione del debito è un atto lodevole sotto tutti gli aspetti pubblici e privati che si basa sulle tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità, ma anche su altre virtù formatrici del buon carattere, del comportamento morale e della felicità quando si prova nel fare un’opera buona che arrechi la felicità altrui. (Spinoza).

Se come dice Aristotele, la felicità si raggiunge con le virtù, sembra piuttosto logico che sia la più alta virtù a procurarla.(Aristotele Ethics, 1323-24).

La cancellazione del debito può essere motivata dall’amore verso il prossimo. C’è amore in ogni forma di rapporto umano disinteressato, ma c’è molto più amore in un dono donato e in un aiuto prestato in caso di bisogno. L’amore è sempre in proporzione del merito ricevuto. (Aristotele, 1158b12).

La cancellazione del debito offre interpretazioni diverse a chi interpreta le discipline legali. Una di queste sembra essere una regola inviolabile dettata da Dio invece che dagli uomini: Dio esiste nello spirito della natura che resiste alla morte e che rinasce. La prima considerazione da fare sulla base di questa verità è che il debito dovuto a ragioni di diverse cause non è un reato verso la legge naturale e umana, e non è nemmeno un errore volontario di vita che va punito con privazioni di diritto estreme e con l’incitare il senso di colpa nel cuore del debitore come se il debito fosse un furto o un omicidio. Il dovere del perdono forse da un senso alla cosa, ma la parola adatta da adoperare nel caso della cancellazione di un mancato pagamento è “condono” perché cancellazione e condono non arrecano danno a nessuno, anzi fanno del bene individuale e collettivo verso un ritorno alla normalità degli scambi di cose e di interessi comuni. Nell’essenza delle cose, si dà il caso che molto spesso il debito originale reca in sé un certo tasso di profitto eccessivo, se si riferisce all’interesse privato e sprechi e se si riferisce al ministero degli affari pubblici. Spesso i debiti in denaro non sono del tutto legittimi e avrebbero bisogno di un analisi completa e dettagliata che rispetti la morale filosofica, come l’eccessivo profitto sulle merci di consumo primario, l’alloggio, il vitto, le medicine e altre cose necessarie per l’esistenza primaria e fondamentali dell’uomo. È con riferimento diretto a queste questioni che ci si domanda il perché dell’esistenza di società organizzate fondate sul profitto anziché sul lavoro. In realtà non c’è cancellazione assoluta nella memoria della persona che chiede il condono perché il marchio umiliante di questo bene ricevuto rimane ad erodere l’autostima e la voglia di ricominciare, a meno che non si vengano a creare le condizioni favorevoli per risanare il danno spirituale. Quindi, deve essere la società a far sì che il danno venga sanato materialmente e psicologicamente e che la gratitudine di questo gesto da parte di chi riceve rimanga al tempo stesso come un sentimento edificante verso la società. Questa necessità è fondamentalmente sostenuta dal principio naturale della sicurezza offerta a ogni individuo da società organizzate. L’individuo come membro della società ha il sacrosanto diritto alla protezione dei diritti umani. Solo se si sente protetto umanamente potrà ritornare alla vita produttiva e a sua volta a contribuire al progresso sociale. Molto spesso le persone in difficoltà finanziarie sono invase da dubbi e da pensieri malsani per mettere fine alle loro difficoltà. I dubbi riguardano se passare dalla legalità all’illegalità e quindi entrare nell’ordine di idee sovversive che certamente risulterebbero molto più costose allo stato che cerca di mantenere l’ordine e il rispetto delle leggi e delle discipline sociali vigenti. La legge approvata e definita “anti-suicidio” sembra non aver avuto alcun effetto sul sentimento di disperazione che porta al suicidio di una persona che ha ormai perso ogni speranza e fiducia in se stessa e ricominciare una attività con volontà e maggiore determinazione a sopravvivere condizioni di vita avverse o contrarie allo spirito comune di convivenza sociale. La soluzione a questo grave problema sociale sembra appunto essere concatenata alla concezione generale della distribuzione dei beni di consumo e del buon governo.
In pratica le persone disavvantaggiate che si trovano in un mare di debiti vanno assistite con:

  1. Assistenza e educazione di carattere psicologico e emotivo –cioè con il ritorno ad acquistare nuova fiducia in se stessi e non perdere il coraggio di ricominciare.
  2. Analisi copulativa e psicologica dell’operato che ha condotto al debito in maniera da correggere e superare gli errori commessi.
  3. Cancellazione del debito completamente a carico dello stato che anticipa il dovuto e riceve in ritorno una promessa dal debitore a non commettere gli stessi errori.
  4. In un contesto sociale multi-etnico, cosi’ come si sta verificando in Italia, dove la massa migratoria raggiunge limiti imprevedibili difficili da governare, l’Italia si troverà di fronte a problemi di diversità di religioni. Quindi è più giusto pensare che il governo cessi di corrispondere l’ assistenza dell’8/1000 sulle entrate erariali al prelate cattolico – fondi che devolverà alla cancellazione periodica dei debiti di chi contribuisce all’economia del paese.

 

28 Aprile 2016
Raffaele Martini Pandozy

Sculptor and Ph.D.

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